Multiverso e il Senso della Vita  - parte seconda  
     
  Abbiamo visto come sia possibile, in accordo con le più recenti teorie della fisica e della cosmologia, ipotizzare la natura olografica dell'universo e, quindi, in ultima analisi, di noi stessi.

Parliamo brevemente del tempo. (16)
Si tratta della cosa più bizzarra e sfuggente di cui si dica di "aver coscienza", ma, ad un attento esame, non è difficile comprendere che del "tempo" si ha memoria, al più aspettativa, ma di sicuro non "coscienza". Provate a "stoppare" l'attimo presente per una sia pur rapida analisi: è trascorso e già dovete accontentarvi del suo ricordo.
Il presente non esiste, o, per lo meno, è talmente effimero e sfuggente da non poter essere definito, misurato, condiviso. Eppure è opinione comune e, tutto sommato, sostenibile che sia proprio il "presente" ciò che definisce il "tempo".
E' come un "punto".
Ecco, forse questa può essere una definizione utile: un oggetto adimensionale contenuto in misura infinita in qualsiasi struttura superiore, quale che sia la sua dimensione.
Analogamente, un qualsiasi periodo di tempo, indipendentemente dalla sua misura, che sia un'era geologica o un battito di ciglia, è comunque composto da un numero infinito di "presenti".
Inoltre si può immaginare ogni "punto", ogni "presente", come un pacchetto di informazione.
Una volta lo immaginavo come il fotogramma in un film, oggi mi sembra che renda meglio l'idea il cluster in un hard disk. Immaginiamo un immenso hard disk bidimensionale sulla cui superficie un numero infinito di gruppi di "unità" di memoria costituiscono i cluster che contengono l'informazione relativa a ciascun "presente", e al presente di ciascuno.
Beninteso, io non sto descrivendo un oggetto reale, sto solo tentando di costruire una "rappresentazione" di un fenomeno che ha, però, qualche possibilità di essere reale (17)
Bene, siamo arrivati davanti alla tana del Bianconiglio: per entrare è sufficiente mettere insieme quanto detto fin'ora e vedere dove ci porta.
Proprio un istante prima di varcarne la soglia, incontriamo Nassim Haramein. Anche lui si è spinto oltre le convenzioni della "scienza ufficiale" per elaborare la sua "Teoria del Tutto" e una lettura delle sue speculazioni può offrire una interessante versione di come funzioni l'Universo(18). A noi, qui, basterà ricordare che siamo "informazione"(19) e che siamo "coscienza", ospiti, occasionalmente, in un "mezzo fisico".
Per intenderci, come affermano quasi tutte le tradizioni mistiche e concordano anche le più recenti teorie scientifiche, la nostra natura è duplice: c'è il “corpo” fisico e l'essenza “non fisica”, che qualcuno chiama “anima”, o “coscienza” o “spirito”. Non è importante come si definisca la parte “non fisica”, basti che è a quella che mi riferisco
E ora, saltiamo dentro!
Sono veramente tanti coloro che hanno intrapreso questo medesimo percorso, assai più di quanti parrebbe ragionevole supporre in base al largo spazio che ancora, nell'istruzione, nell'informazione, nella cultura e nell'arte si da alle mitologie religiose e politiche.
Si dovrebbero leggere Penrose, Everet, Linde... cribbio! Non basterebbe davvero una vita, quando la si volesse dividere fra lavoro, affetti, riposo e qualche sciocchezza per sorridere dei guai!
Ancora tenterò una sintesi, ma più si va a fondo e più ci si aliena dalla ragione e si perdono di vista gli argomenti solidi: il mondo intorno si liquefa, l'oggettività evapora e tutto appare come nel sogno di Alice: contraddittorio, mutabile, folle.
Per orizzontarci è necessario fissare un riferimento e l'unico disponibile siamo noi stessi, purché si prescinda dall'organismo biologico (tridimensionale) che ci ospita.
Noi, il nostro "Io", è unico, in accordo a pressoché tutte le tradizioni mistiche ed esoteriche, e non sarebbe di alcun giovamento pensarlo diverso: semplicemente tutto diverrebbe più complicato e davvero non se ne coglie l'urgenza! L'Io esperimenta la "vita" attraverso l'organismo che lo ospita. Ovvero, si può sospettare che la "coscienza" appartenga ad un sistema "superiore", quanto a "complessità", e che acquisisca la "consapevolezza di se" interagendo con un "organo ricettivo specializzato" che potrebbe ben essere il cervello, o parte di esso, dovendo sottostare a tutti quei limiti che ben conosciamo, dalla "nascita" alla "morte".
Forse non è solo il cervello ad essere deputato a tale funzione, forse esistono delle condizioni particolari che determinano la natura del fenomeno, ma siamo oltre lo scopo di questo articolo: accontentiamoci di una ragionevole approssimazione.
Restando nella metafora informatica, ci sarebbe quindi un "cloud" con cui il nostro cervello sarebbe in grado di connettersi e da cui riceverebbe pacchetti di informazione da una "banca dati" o, magari e meglio, da una "matrice" che esiste in funzione proprio dei dati che scambia con i "livelli inferiori". Tale "relazione", che identifichiamo con la coscienza, la consapevolezza di se, sarebbe istantanea, contemporanea, fuori dal tempo. Localmente ignara di tutte le possibili alternative di "se" e di tutti gli infiniti "presenti", di cui, forse, potrebbe avere solo occasionali ricordi attraverso i sogni. Quello che sperimentiamo come "trascorrere del tempo" potrebbe essere un semplice "ordinamento logico", utile alla composizione di "figure complesse" e l'estrapolazione di "metadati". Per dirla in altre parole, le tessere di un puzzle devono essere disposte in un preciso ordine perché si formi l'immagine finale, sebbene, l'immagina esista già e non dipenda dall'ordine in cui si dispongono le tessere. Allo stesso modo, gli eventi hanno bisogno di svilupparsi secondo un preciso ordine perché assumano il significato e portino al risultato a cui sono legati. Ordini diversi, banalmente, non essendo coerenti darebbero vita ad alternative della realtà distinte e divergenti. In senso figurato, potremmo definire il processo come una "narrazione" all'interno di uno scenario, dove lo scenario è frutto dell'interazione di numerose volontà mentre la narrazione è lo sviluppo individuale degli eventi e delle conseguenze relative... dalla nascita alla morte. L'ambiente generale, L'Universo, potrebbe ben essere l'onda portante, la base energetica che alimenta il sistema, comune a tutte le "volontà".
Purtroppo abbiamo a disposizione parole poco adatte a descrivere senza equivoci l'idea.
L'Universo è il Tutto, quindi anche l'insieme di tutti i possibili universi, definito “Multiverso” proprio per descriverne la complessità.
Il termine “volontà” è una espressione assolutamente inadeguata per descrivere le matrici da cui derivano i singoli "io" che si manifestano negli infiniti "presenti" degli infiniti "universi" alternativi. Magari e non necessariamente tutti in tutti...
Uno è certamente quello in cui state leggendo queste righe, ma un altro è magari quello di cui conservate un confuso e frammentario ricordo attraverso un sogno, chissà.
Sicché avremmo una situazione di questo tipo: mi sveglio la mattina nel mio letto che conosco, e lo riconosco anche se dopo un istante di esitazione mentre recupero lucidità dopo una notte di sonno e sogni. Riconosco la stanza e la mia "vita", i problemi, gli impegni del giorno e tutto il resto. La giornata scorre "normalmente" sebbene, ammettiamolo, se tento di definire "me stesso" e "ieri" fatico un poco a stabilire una inequivocabile relazione. Infatti, a ben pensarci, che differenza c'è davvero fra il ricordo di un momento passato e il ricordo di un sogno, a parte la certezza, o piuttosto la fiducia, di aver davvero vissuto il momento passato? La sera, alla fine, me ne torno a dormire.
Tutto normale.
Ma è durante il sonno che avvengono cose interessanti: si sogna e si sogna sempre, anche se spesso non si ricorda, e non si può farne a meno.
L'Orologiaio Magico è sempre in ritardo, sempre di corsa, sembra che il tempo non basti mai eppure quando mai finirà il tempo?
Sogniamo le cose più assurde, le meno confessabili, le meno comprensibili, sebbene, durante i sogni, l'impressione sia in genere di assoluta coerenza con background noti, nel sogno, ma del tutto alieni al nostro: un cosmonauta russo affermò di aver sognato di essere un dinosauro e di essersi "sentito" un dinosauro, con "pensieri" elementari e estrema attenzione all'ambiente circostante e a poche primarie esigenze.
Niente a che vedere con la vita di un essere umano, perfino frustrante nel ricordo di così pochi e poveri strumenti intellettuali.
I sogni durano spesso pochi istanti, eppure si dipanano in storie complesse, che si sviluppano perfino in anni, con "memorie" e "prospettive" che abbracciano periodi di "tempo" ancora più lunghi.
Certo, Alice riterrà la cosa assolutamente normale: i sogni sono "strani", altrimenti non sarebbero sogni!
Ma che risponderà al Cappellaio Matto che le chiede se, adesso, lei sogna o è sveglia?
Noi siamo "uno". La nostra coscienza è univoca e quando è calata in uno scenario non può essere "altrove", ma quando dormiamo siamo "incoscienti", sia pure per brevi periodi, e la nostra coscienza, il nostro "io", può essere altrove e ha tutto il tempo che serve, poiché il tempo è composto di istanti adimensionali e possono contarsene e se ne possono vivere infiniti. Si può vivere una "narrazione" di anni mentre altrove si batte le ciglia. L'Io è uno, come si è detto, e passando da una "narrazione" ad un'altra porta con se qualche ricordo, sensazioni, emozioni, immagini che, talora, offrono suggerimenti interessanti e utili per progredire nella consapevolezza di se o nella comprensione del mondo, cioè nella comprensione dello scenario in cui si ritiene di essere., di volta in volta.
Si sognano memorie di tempi passati, si incontrano persone scomparse, si vivono momenti futuri, o altri mondi... E lo stesso accade, per logica analogia, in ogni "narrazione".
Non ne conosco lo scopo, forse serve a "comprendere", forse è un percorso funzionale ad una evoluzione, forse, come azzarda David Deutsch, il fine è creare la Mente Universale che comparirà nell'ultimo istante di esistenza dell'Universo con lo scopo di immaginare L'Universo stesso, o uno nuovo, in un ciclo realmente eterno.
Altri hanno proposto: "...Il multiverso, con tutti i suoi universi, è irrazionale. Disordinato. Io cerco solo di renderlo razionale. Cerco di metterlo in ordine. Voi lo chiamate omicidio. Ma come avrei potuto uccidere me stesso centoventitré volte? Io ho semplicemente preso quell'energia sprecata e l'ho messa in un unico contenitore: me stesso. Mi ha reso più veloce, più sveglio, più forte. E se questo fosse il nostro destino? Riunirci con i nostri altri io, essere unificati per sempre, essere unici. E lo diventerò. L'unico...." (20)
Ma per questo c'è tempo...
Intanto, e non solo Alice, ne sono sicuro, dirà che son tutte storielle infondate, giochi di fantasia, pretestuose interpretazioni di teorie fisiche del tutto speculative.
Non si può esser certi di nulla, non prima di averne consapevolezza, ma neppure ha senso negare una ipotesi che, in fondo, non mette in discussione quanto già noto e dimostrato.
Che senso ha l'idea che si possa "modificare la realtà con la forza della volontà"? Come interpretare antichi insegnamenti sulle "molte vite" e la necessità di attraversarle tutte per apprenderne lo scopo? Come integrare la nostra esperienza di vita con le teorie fisiche del Multiverso?
Ad esempio: Nostradamus potrebbe aver "sognato" ciò che ha descritto nelle sue quartine? (21)

L'Uno e le infinite parti di sé (22), che a lui tenderebbero in un processo che solo apparentemente attraversa il tempo, ma, in realtà, percorre le infinite esperienze della coscienza in un tempo senza fine, negli universi vissuti, e, contestualmente, nella stasi perenne del Non-Tempo del Multiverso, sono aspetti complementari della Realtà.
Certamente si tratta di un concetto assai poco significante nel contesto di quella che definiamo "vita reale" e sicuramente più che discutibile se il presupposto è il "buon senso comune", ma temo che ciò sia dovuto, piuttosto che alla stramberia dell'ipotesi, alla frattura via via più profonda che si sta aprendo fra ciò che è considerato "certo e consolidato" e quanto, invece, si va comprendendo man mano che si accettano alternative e si affrontano percorsi meno rassicuranti.


Epilogo.
Una notte d'estate alla fine degli anni 80, verso le quattro del mattino.
Stavo guidando la mia DS23 sulla "Gardesana", venivo da Milano e tornavo a Salò dopo una gradevolissima giornata e poi serata trascorsa con una cara amica.
Ricordo perfettamente che osservavo con distacco i due fari che si avvicinano nel buio della notte, e diventano man mano più grandi e luminosi, fino a che, un attimo prima di qualcosa di irreparabile, le braccia tranquillamente, come mosse da una volontà remota, ruotavano impercettibilmente il volante verso destra... quel tanto che basta.
Ricordo d'essermi svegliato di soprassalto nel mio letto, non so quanto tempo dopo, convinto di essermi sfracellato contro quell'altra auto e di stare sognando, stupidamente, per il desiderio disperato di non morire, di aver evitato lo scontro e di essere arrivato a casa: ma non ricordavo di averlo fatto, non ricordavo la strada dopo quei fari, non ricordavo il parcheggio o di essermi spogliato per andare a letto...
Mi ci volle un po' per convincermi che ero ancora vivo e, d'altronde, son qui che lo racconto. O sono "altrove"?

Nota conclusiva.
A qualcuno, forse, non sarà sfuggita, in qualche accenno, la somiglianza, per altro citata da diversi autori qui ricordati, con la teoria del Punto Omega dello scienziato gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin (Orcines, 1º maggio 1881 – New York, 10 aprile 1955) secondo cui, brevemente, l'universo, se è attratto da un punto supremo di complessità e coscienza, come sembra essere per la sua caratteristica costante evoluzione verso livelli più elevati di complessità e di coscienza che vanno dalla geosfera, alla biosfera e alla noosfera, non può che muoversi nella direzione di una crescente complessità e di una crescente coscienza. Per questo Teilhard de Chardin postula il concetto di “Punto Omega” come il punto supremo di complessità e di coscienza, che non è solo il punto di arrivo del processo evolutivo, ma la causa per la quale l'universo si muove nella direzione della complessità e della coscienza. In altre parole, il Punto Omega è il massimo della complessità e della coscienza ed è indipendente dall'universo che si evolve. Ma riprenderò l'argomento in un prossimo “momento d'ozio”... O Meliboe, deus nobis haec otia fecit (23)


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16. http://www.unipd.it/ilbo/content/il-tempo-e-un%E2%80%99illusione-quanto-tenace
17. http://www.fisicisenzapalestra.com/filosofia/il-tempo-non-esiste/ e il già citato http://home.infn.it/it/comunicazione/news/2130-l-universo-come-ologramma-la-teoria-cosmologica-e-compatibile-con-i-dati-sperimentali
18. in estrema sintesi, fra i tanti: http://www.consapevoli.net/la-teoria-del-tutto-di-nassim-haramein.php
19. http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-05-19/arriva-immagine-olografica-interattiva-104549.shtml?
20. Yulaw dal film "The One” (2001)
21. Una avvincente libro di Valerio Evangelisti, “Magus. Il romanzo di Nostradamus”. Edito da Mondadori, esplora questa ipotesi.
22. https://it.wikipedia.org/wiki/Uno_(filosofia)
23. O Melibeo, quest’ozio è il dono di un dio (Virgilio, Bucoliche)