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Chissàchicomedovequandoeperchèmboldo

il giornale di Mezzacollina

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01.07.01

 

Qualcuno se n'è accorto?

intendo dire: qualche umano si è accorto che ci siamo anche noi?

Premettiamo che non è nostra intenzione prenderci gioco di alcuno, nonostante il tono faceto e le argomentazioni al limite di un apparente ridicolo, e fateci anche aggiungere che, se pure ai più può sembrar men che virtuale lo spazio che ci ospita, le idee, di loro natura, non sono certo più sostanziose.
Detto questo, passiamo alla notizia che tanto scalpore ha sollevato fra le quiete anime dell’isola.
Pare che il piccolo Robespierre, sesto della cucciolata della estate scorsa della signora Isadora Darwin Fletcher, cui rinnoviamo i nostri auguri e il cielo sa cosa la aspetta con la banda di teppistelli che ha generato, pare, si diceva, che, navigando truffaldinamente per il web con il computer del padre, abbia stretto amicizia con un tale Arthur di Boston, Massachussets.
Di più: si tratterebbe di una importante personalità del Media Lab Institute of Technology.
Di più: un gran chiacchierone.
In tempi in cui, fra uno scudo spaziale e un Echelon ficcanaso, nessuno può più esser certo di agir innocuamente, la povera signora Isadora si è grandemente preoccupata, il marito ha installato un firewall da fantascienza, tant’è che ora , per spedirgli una e-mail bisogna prima prestare giuramento di fedeltà alla bandiera, e il paese intero è in grande apprensione per i terribili segreti di cui ormai sarebbe a conoscenza il nostro piccolo amico.

“A trattar con gli uomini ci si rimette sempre”, sentivo sentenziare proprio ieri sera alla taverna, fra uno yogurt al luppolo e una insalatina di erba gatta e trifoglino, da gatti di grande esperienza e saggezza, ma che, in questa occasione, dovevano aver dato fondo piuttosto a quel repertorio di stupidità popolare che alimenta i proverbi di quegli stessi esseri umani che dichiaravano di tenere in gran sospetto.
Contraddizioni tipiche in processi mentali non raffinati, normalmente definite “umane”.


Ho fatto una piccola ricerca e ho scoperto qualcosa di veramente interessante, perfino rassicurante, comunque ben lontano dalle iperboliche e cataclismiche previsioni da bicchiere della staffa che si potevano udire, dopo un po’, in quella stessa taverna.
Arthur è un Psittacus Erithaucus, un Giako se non siete avezzi al latino, insomma un pappagallo cenerino africano, naturalizzato americano, di buona famiglia, colto, educato e decisamente simpatico.
Un po’ per caso, un po’ per indole, ha appreso il linguaggio umano, il dialetto della zona di Boston, l’inglese, e ha iniziato un lungo percorso di ricerca per appurare come e perchè gli umani, che pure fino a tre anni di vita godono delle medesime capacità di discernimento della maggior parte degli animali ‘superiori’, poi degradino verso una specie di catatonica dipendenza dall’opinione altrui, che li porta, nella stragrande maggioranza dei casi, a passare il resto della vita in una sorta di ‘trappola logica’ nella quale decidere cosa sia più opportuno fare in funzione di qualcuno oppresso dal medesimo dubbio, costringe tutti a fare qualcosa che, probabilmente, non avrebbero mai fatto e, ovviamente, senza la minima certezza che la scelta sia stata la migliore.
“Randomize your life”, si potrebbe dire, imitando uno dei loro slogan alla moda, e piccolo, in fin dei conti, sarebbe il danno se riguardasse la sola sfera personale, ma siamo tutti animali sociali e quindi politici e le nostre azioni travalicano di buona misura i confini della nostra vita privata, e il non esserne consapevoli non ne muta il destino.

L'ormai famoso Arthur della casa dei Peppemberger
La foto è stata procurata dal nostro insostituibile Cat Bond



Pare che Arthur detesti i gatti: il buon Robespierre deve aver taciuto qualche particolare trascurabile della sua biografia nell’epistolario con l’autorevole amico, e me ne compiaccio, poichè ci ha permesso di venire a conoscenza di interessanti fatti.
La cura che certi umani mostrano di avere nell’assecondare le inclinazioni di altri esseri prescindendo da preconcetti comuni, anche a riguardo dell’intelligenza, fa ben sperare che in un futuro magari non eccessivamente remoto tale cura possa essere rivolta anche alle loro relazioni, con evidente guadagno di tutta la comunità terrestre.
La paziente applicazione del nonno Alex, ben noto anche grazie alla Alex Foudation (www.alexfoundation.org), ha spianato la strada alla ricerca del giovane Arthur che è già riuscito a far capire, ad esempio, che comunichiamo più o meno come tutti e, da soli, ci annoiamo e quindi, se gli umani vogliono collaborazione, è opportuno che si attivino con gli strumenti adeguati per offrire il massimo di confort e libertà possibile.
Hanno provato con i loro usuali passatempi, ma, come noi sappiamo bene, televisione e cinema sono terribilmente noiosi.
I cartoni animati andrebbero un po’ meglio, ma le parodie che si vedono della vita e dei costumi rasentano a volte l’insulto.
Ben Resner, con una intuizione degna del miglior gatto, ha costruito un sito web grazie al quale ora Arthur può almeno chattare con gli amici e parenti rimasti a casa Pepperberg o, se rimane a corto di argomenti, navigare per il web.
Certo, il mouse è un aggeggio scomodo e i comandi vocali ancora imperfetti, ma è un buon inizio.
Alcuni giornali e riviste umani si sono occupati della cosa, naturalmente dal loro punto di vista, ma almeno in un caso il risultato è stato incoraggiante.
Cito: “…In attesa che le ricerche di Irene Peppemberg e i giochi di Arthur con l’InterPet approdino a nuove scoperte, non resta che una deduzione.Non solo i pappagalli sono più belli di noi, ma sanno anche sfruttare i loro quattro neuroni in croce meglio di noi che ne abbiamo migliaia di miliardi.”  (S.Coyaud ‘D La Repubblica Delle Donne’ 25 giugno 2001)

A chi volesse porgere un aiuto al nostro intraprendente Arthur indichiamo il sito www.media.mit.edu/~benres/parrot  (nota:  ~ = alt126), a tutti gli altri vada il nostro augurio affinchè gli studi di Arthur della casa dei Peppemberg diano presto una possibilità di riscatto e comprensione, finalmente, della vita.

Conrad L Fletcher
Primo Assistente del Mago di Mezzacollina
Docente di etologia umana all’Univerita’ di Mezzacollina

ATLANTIDE III

E' sempre il gatto dei vicini di casa dei Signori Flem-Ath, che continua a preferire l'anonimato, che ci ha ancora parlato della dislocazione della crosta terrestre, riferendoci fatti curiosi descritti dai conquistatori spagnoli che, nel XVI secolo imperversavano in Perù.
Le popolazioni della zona, tutt'altro che imbelli e molto ben organizzate, tant'è che la resistenza all'invasione durò secoli, avevano però una singolare fobia, che certo non li aiutò nella lotta patriottica contro gli europei: ad ogni cenno di turbolenza sismica, ancorchè minima,  abbandonavano le pianure costiere e le valli per correre verso le alte cime della cordigliera, ben oltre i tremila metri di quota, quasi patissero il ricordo di un ancestrale cataclisma che aveva risparmiato solo chi si fosse trovato a quelle altezze.
Lo sconcerto deriva dal fatto che, azzardando uno scenario come quello descritto dalle teorie di Hapgood, effettivamente si dovrebbero prevedere onde di marea alte anche più di mille metri, con le conseguenze facilmente immaginabili.

Maggiori dettagli in un prossimo reportage.

 

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L'importante è partecipare

I potenti del pianeta hanno a cuore le sorti dell'umanità: solo grazie alla munifica previdenza di chi sostiene il peso delle decisioni e l'onere della spesa, infatti, è possibile garantire a miliardi di diseredati le condizioni minime di sopravvivenza.
D'altro canto è cosa risaputa, almeno secondo l'opinione del celebre economista Francis Fukuyama: "La guerra contro la povertà è finita e i poveri l'hanno persa" e ai pochi ricchi non resta ormai che sostenere, di tasca propria, e senza alcun guadagno ma solo per sacrosante e buona coscienza, le spese di sostentamento di tanti sconfitti, sia pure nei limiti del ragionevole, che non avrebbe senso dilapidare immense fortune con l'unico risultato di diventare un po' più poveri tutti quanti.

Non ci si consideri razzisti, per carità, ma siamo contenti di essere gatti.

 

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CRONACHE di Mezzacollina

Grande festa, l'altra sera, nella piazza del Municipio per la posa della targa dedicata ad uno dei rari esempi di 'umanità' degli ultimi secoli.
Con un commosso discorso, nel quale non mancavano deliziose citazioni dalle sue opere, veniva intitolata a Osvaldo Soriano la nostra più bella piazza.