La parabola dell'Uno e dei Tanti  
 
Vi era un popolo, nel deserto del Nord, lontano dalle vie carovaniere, disperso fra le dune orientali e le aspre montagne rocciose occidentali, che viveva seguendo le greggi che seguivano le rare piogge che un Dio parsimonioso mandava affinché crescessero i fili d'erba sufficienti a sopravvivere. Il costume, e l'unica norma sociale riconosciuta, era quello di riunirsi ogni notte intorno ai fuochi di letame e raccontare ciascuno la propria storia. Le dispute erano rare, che c'era assai poco da contendere, e, in genere, risolte nella generale indifferenza, al più con il suggerimento di un occasionale vicino un po' più lucido o un po' più ubriaco di latte di yak.
Non si sa se fu il dispetto di un destino che non conosce pietà o l'offesa di un blasfemo che viveva là dove il sole illumina il cielo quando nel Mondo è notte, ma un giorno si udì un gran remoto tuono e la terra tremò a lungo, come scossa da un pianto che non poteva essere consolato e i suoi singhiozzi spaccarono le rocce e spostarono le dune.
Quando infine tutto si quietò, e in cielo né nuvola né uccello volava, da una stretta valle fra le montagne un fiume in piena, le acque dense di limo e vite perdute, si riversò nel deserto, dividendosi in tanti bracci quante le possibili nuove tribù e trasformando le sabbie in pascoli e poi, nel volgere di poche stagioni, mentre gli uomini si abituavano alla nuova ricchezza, in rigogliose foreste e paludi gorgoglianti di pesci e le dune divennero dolci colline su cui spuntò la vite selvatica e alberi da frutto e canneti e sterminate pareti di rovi dalle bacche succulente.
I fuochi della notte erano ora di legni resinosi e profumati, le cene di ottimo pesce e abbondanti frutti e la birra scorreva come il fiume.
Le dispute si fecero più frequenti, per una carpa pescata troppo vicino ad una capanna o per un gregge che si era allontanato oltre un immaginario limite che non era mai condiviso da due persone nello stesso momento e nello stesso modo e l'abbondanza premiava tutti assai più dei singoli meriti
Le mediazioni divennero difficili, la birra più abbondante e forte del latte di yak, gli argomenti troppo numerosi e confusi, sicché, non si sa se per quel medesimo dispettoso destino o per la prudente attenzione di quel Dio parsimonioso, le fonti del fiume si impoverirono e molti rami seccarono, e la terra divenne più avara.
La notte dunque, intorno ai fuochi, si fece palese la necessità di una legge che desse di più a chi più meritava e dividesse così, con diritto e giustizia,i beni del Mondo fra le persone.
Un occasionale vicino, un po' più lucido o un po' più ubriaco di birra, prese a raccogliere intorno a se quelli che pensavano di pensare come lui, essendo probabilmente ancor più ubriachi, e si prestarono giuramento di difesa e protezione dai sopprusi e dalle violenze altrui che, perché la promessa trovasse più efficace applicazione, furono punite preventivamente e i colpevoli così privati dei loro beni dati alle vittime in risarcimento dei danni che avrebbero potuto patire in futuro dalle azioni criminali scongiurate.
Intorno a costoro, che potevano disporre di beni in abbondanza e di fedeli parenti pronti alla difesa preventiva, si raccolsero i mancati malfattori e gli incapaci a chieder protezione e sussistenza e fu chiaro che occorreva una legge che ordinasse le genti secondo il loro valore e allontanasse dalla quieta e laboriosa comunità i disturbatori e coloro che pensano in modo differente, che il benessere di tutti, in proporzione al valore dei singoli, doveva essere garantito dal lavoro di chi non ha beni e dalla saggezza di chi quei beni ha saputo guadagnare, in armonia e pace.
Ahimè, altri ebbero idee simili e molte comunità si raccolsero nei luoghi più fecondi di quello che un tempo fu il Deserto del Nord e quel Dio parsimonioso assunse nuovi nomi e nuovi aspetti e dovette ascoltare nuove preghiere e suppliche e assistere a nuovi riti e nuovi sacrifici e gli fu chiesto in nuovi modi di concedere grazie che non erano mai state chieste.
Gli stranieri, i popoli degli altri luoghi prosperosi, quelli che un tempo si riunivano tutti insieme intorno ai fuochi di letame a bere latte di yak e raccontare ciascuno la propria storia, ora credevano di avere leggi e dei diversi, sebbene raccontassero tutti una sola e sempre uguale storia, e ritennero tutti di essere in pericolo e di doversi preventivamente difendere dalle aggressioni e dai furti e da delitti anche peggiori, come la bestemmia o l'apostasia indotte dal nemico o dall'invidia del nemico, e applicarono la cura definitiva sterminandosi a vicenda in una guerra tremenda che arse le foreste, devastò i vigneti e i frutteti, prosciugò gli stagni e trasformo il Mondo in un deserto.
Poche greggi, quando finalmente fu solo il sussurro del vento a sentirsi nella notte, e ancor meno pastori ripresero a seguire piogge tornate rare e ci volle molto tempo prima che un uomo si sedesse vicino ad un altro uomo davanti ad un fuoco di letame a bere latte di yak e raccontare la sua storia.

Il Tempo è una ruota che gira inesorabile e percorre sempre il suo stesso solco o è possibile che il genio e la pazienza possano condurla su altre vie?
Non è stata ancora fatta la domanda la cui risposta permetterà di interrompere il ciclo infinito di distruzione e consentire all'uomo il passo che lo avvicinerà finalmente a quello che potrebbe essere.
 
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