Il primo scalo fu a St. Louis, il piccolo porto dell'isola di Marie Galante, nelle Piccole Antille.

Buon Rum, ottimo pesce, tanta malinconia e un profumo di paradiso da stordire.

Nella più bella locanda della città, non ricordo il nome ma l'insegna raffigurava un'aragosta gigantesca, conobbi Anton Van Sevoan: gran gatto, sui quindici chili, gran pittore, gran conquistatore, grande esploratore, padre di quasi tutti i cuccioli dell'isola, gran narratore, gran cuore.

Gran contaballe, insomma.

Il Beatrix si fermò per qualche giorno, costretto a urgenti riparazioni al timone, credo, ma erano questioni da uomini e non me ne curai più del necessario.

Intanto io ebbi l'opportunità di frequentare un po' Anton e il suo mondo e di parlargli dell'Isola di nonno Mathusalem.

Incredibile! Ne aveva sentito parlare pure lui: un suo antenato, un tale Hoek Van Sevoan, verso la fine del diciottesimo secolo, naufragò con la sua nave corsara, la corvetta Klooney, a causa di una terrificante perfetta tempesta.

Fu l'unico superstite e, sebbene un po' rimbambito dalla paura e dalla bitta che aveva preso in testa, non esitò a descrivere nei minimi dettagli il luogo fantastico che dichiarava di aver visitato a seguito del naufragio.

Lo raccolse un peschereccio al largo di Capo Carvoeiro, in Portogallo, due anni dopo e a seimila miglia di distanza dall'affondamento del Klooney e ci fu chi parlò di Giona, di Madonne, di Ulisse, di Segreti e di extraterrestri.

Anton era un ospite fantastico: mi fece conoscere una soriana dagli occhi blu come l'oceano, come l'oceano velati di grigio, come l'oceano profondi e inquieti, come l'oceano sognanti e terribili.

Non la potrò mai più dimenticare.

Ora è come una piccola ferita su cui indugia una lacrima di sangue.

Perché la vita deve essere così? Che perfino le cose più belle, le più dolci e desiderate, le più disperatamente vitali, debbano condurre alla morte?

E poi perfino la morte diviene gentile e naturale?

- Non è sempre così, ragazzo mio! - mi corresse Anton, mentre discutevo di filosofia e annegavo nel rum e nel tramonto l'imminenza della partenza.

- A volte si torna, a volte si impara, a volte si sogna, a volte si ama e una volta si muore: ricordati bene di farlo per ultimo .-

Rimase sulla spiaggia fino a che il Beatrix non fu che un puntino all'orizzonte e non lo rividi più, né lui né la soriana dagli occhi come l'oceano.

Crescevo, imparavo, diventavo gatto e, piano piano, comprendevo il valore della conoscenza e della consapevolezza: non danno sempre gioia, ma come sanno farti sentire vivo loro...whow!

 

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